I vizi più comuni: il fumo e il caffè

smoke and cigarettes

Il tabacco e il caffè sono ormai divenuti pressoché inseparabili dagli atti quotidiani, eppure possono divenire pericolosi.
Il caffè e il fumo non sono soltanto sostanze che possono provocare dei momenti di "relax" nelle nostre giornate sempre più tumultuose e, a volte, angosciose, ma rappresentano delle vere e proprie sostanze farmacologiche, in grado, cioè, di attivare nel nostro organismo un certo tipo di reazioni molto simili a quelle che, solitamente, sono proprie di preparati utilizzati per provocare una certa serie di effetti nel nostro organismo.

Il fumo - I componenti più importanti del fumo, dal punto di vista degli effetti sull'organismo, sono, in pratica, la nicotina, il benzopirene, l'ossido di carbonio.
La nicotina esplica un'azione molto complessa: i suoi effetti sono del tipo a interazione, agisce cioè in modo che diversi organi od ormoni interagiscano, a loro volta, su altri. È questo che la rende particolarmente pericolosa. Anzitutto, la sua azione stimola le ghiandole surrenali, poste al di sopra dei reni, che secernono due ormoni fondamentali, come l'adrenalina e la noradrenalina. La nicotina "spreme" l'adrenalina, che agisce sul cuore, ne accentua i battiti, aumenta la pressione, accelera la circolazione.
Contemporaneamente si ha un'azione anche a livello cerebrale con un'attivazione dell'acetilcolina, un neuromediatore, una sostanza cioè che il sistema nervoso utilizza per trasmettere i suoi messaggi. Questo costituisce per l'organismo un'autentica "sferzata": è ciò che dà al fumatore o al consumatore di caffè la sensazione, dopo una tazza di caffè o una sigaretta, di sentirsi più attivo e sveglio. Tuttavia, questa "sferzata" si traduce poi in
un sovraccarico notevole per l'organismo, che si trova così esposto al rischio di gravi complicazioni (infarto, angina pectoris) legate a un duplice meccanismo della nicotina, di accelerazione dell'attività cardiaca (e quindi di richiesta di un maggior consumo di ossigeno) e di restringimento ("costrizione") dei vasi coronarici (e quindi con minore afflusso di ossigeno): il risultato di questa duplice azione è un rischio molto elevato per la salute del nostro cuore e del nostro sistema vascolare. Il fumo agisce poi a livello delle capacità di coagulazione del sangue, favorendone le capacità coagulanti e accrescendo quindi il rischio di trombosi. Le alterazioni di tipo arteriosclerotico appaiono così con molta più frequenza nei fumatori che nei non fumatori. Sono proprio queste lesioni di tipo circolatorio che danno agli accaniti fumatori quella sensazione di estremità "fredde": tale sensazione è legata alla minore circolazione del sangue. Questo è stato definitivamente appurato mediante l'uso dei cristalli liquidi spalmati sulla pelle: tali cristalli presentano caratteristica di mutare il loro colore in rapporto alla temperatura. Si è così potuto vedere che nei soggetti che non fumano o nei fumatori che si sono astenuti dal fumo per non meno di un giorno le dita mostrano un colore bleu (segno di normale irrorazione del sangue e di temperatura). Dopo due sigarette, il colore diventa verde, il che indica la riduzione del flusso di sangue e della temperatura. Il fumo esercita pure un'azione non indifferente a livello del sistema gastrointestinale e del metabolismo dei grassi: provoca infatti una diminuzione di un particolare ormone, la secretina, che contrasta l'eccessiva acidità gastrica (e questo spiega come mai i forti fumatori soffrano anche, in genere, di disturbi allo stomaco, digeriscano male e siano, generalmente, più magri dei non fumatori della stessa età e sesso).

I disturbi provocati dal fumo - A livello del sistema respiratorio sono ormai ben noti a tutti: la "bronchite dei fumatori" è del tutto comune nelle case dei forti fumatori. Il cancro al polmone costituisce un pericolo più che certo per chi supera le 30 sigarette al giorno. Inoltre, il fumo agisce anche a livello del sistema immunitario provocando la perdita giornaliera di più di 200 milioni di globuli bianchi, di 8 milioni di monociti e di circa 1 grammo di una particolare proteina, la gammaglobulina M: tutte sostanze, queste, attivamente impegnate nella difesa del nostro organismo, che si trova così più esposto ai rischi di infezioni e malattie. Una cosa poi che dovrebbero sapere le signore che si vantano di essere accanite fumatrici, è che il fumo peggiora anche notevolmente l'estetica. Secondo i farmacologi, fumare è come invecchiare. Infatti, la carenza, legata al fumo, di vitamine molto importanti, causa la comparsa di rughe precoci, disturbi visivi (riduzione della capacità visiva) uditivi. Inoltre, la presenza di turbe circolatorie altera il metabolismo generale, con diminuzione del fascino legato all'organismo in perfetta salute.
Il pericolo costituito dal fumo è crudamente espresso dalle cifre. Ricerche svolte negli Stati Uniti hanno mostrato che fra i 40 e i 54 anni la mortalità è del 17,4% nei non fumatori, del 32,3% nei fumatori e del 21,4% in quelli che avevano smesso di fumare. Fra i 56-64 anni, le cifre sono state, rispettivamente, del 28,5%, 49,6% e 37,3%.
Il fumo provoca anche altre vittime, del tutto innocenti: sono quelli oggi definiti "fumatori passivi" perché, pur non fumando, devono inspirare i prodotti nocivi del fumo degli altri. Al primo posto sono i bambini che vìvono nel grembo di donne che fumano. L'azione della nicotina su di loro è immediatamente constatabile giacché questi neonati sono sottopeso, nervosi, generalmente insonni. I bambini più grandi che vivono in ambienti resi perennemente fumosi da genitori fumatori indomiti presentano una frequenza nettamente maggiore, in confronto di quelli che vivono in case senza fumatori, di laringiti, tonsilliti, bronchiti, malattie infettive. Gli esami del sangue provano poi che il "fumatore passivo"ha nel sangue una quantità maggiore di ossido di carbonio, proprio come se fumasse. Il fumo provoca anche notevoli danni sulla memoria, che nei forti fumatori è notevolmente ridotta, e nelle capacità di esprimersi: il fumatore accanito, infatti, incontra spesso notevoli difficoltà a trovare la parola esatta e il suo modo di esprimersi diviene così più lento. La sigaretta ha, tuttavia, un indubbio valore psicologico e molto probabilmente la sua attrazione è intimamente legata a profonde motivazioni psicologiche: infatti, nel fumatore sarebbe ancora attiva la cosiddetta "fase orale" che è quella presente nel neonato quando succhia il latte dalla mammella materna (la sigaretta sarebbe quindi il sostituto del capezzolo). La sigaretta dà quindi a questi individui un senso di sicurezza, di tranquillità, di gratificazione che permette di superare i momenti "critici". La "dipendenza" del fumatore dalla sigaretta è quindi sia chimica (nicotina) sia psicologica.

Per ridurre al minimo i danni delle sigarette - Visti i problemi molto gravi legati al fumo (quelli della tazza di caffè in confronto sono molto ridotti e, tranne i casi di intolleranza o di malattie gravi, non presentano una particolare gravità) vediamo come intervenire per aiutare il fumatore a fumare meno.
La risposta migliore e radicale a questo problema sarebbe quella di smettere. Tuttavia poiché la nicotina (e quindi il fumo) dà un vero e proprio stato di dipendenza sia fisica sia psichica (importante soprattutto quest'ultima) smettere di fumare richiede una profonda motivazione.
I metodi sono innumerevoli e utilizzano i sistemi più vari: si va dall'agopuntura, alla stimolazione elettrica dell'orecchio (auricoloterapia) all'assunzione di particolari preparati chimici che provocano, generalmente, un senso di nausea quando si fuma. Usati anche i metodi basati sui riilessi condizionati, per cui il fumo viene associalo a qualche cosa di estremamente sgradevole: in questo modo, ogni volta che si fuma una sigaretta, viene spontaneo alla mente il ricordo di qualcosa di particolarmente disgustoso e il piacere del fumo viene così compromesso. Per i casi più gravi si può ricorrere alla psicoterapia, tuttavia l'esito è sempre incerto se manca la convinzione profonda di non volere fumare. Se uno vuole continuare a fumare e tentare nello stesso tempo di ridurre i rischi del fumo, allora deve assumere alcune sostanze e alcune precauzioni che sono in grado di ridurne gli effetti nocivi. Fra le più comuni:
- vitamina A, protegge gli epiteli, particolarmente quelli bronchiali, la vista e riduce il colesterolo;
- vitamina B (gruppo della vitamina B), protegge il sistema nervoso;
- calcio e magnesio, sia per una migliore attività dei nervi sia per un'azione generale di equilibrio;
- vitamina C per migliorare i meccanismi generali di difesa e neutralizzare gli effetti tossici della nicotina;
- vitamina E, per proteggere la vista;
- vitamina B15, migliora l'ossigenazione dei tessuti;
- vitamina P e rutina, allo scopo di prevenire i disturbi vascolari;
- moto, movimento, esercizi di ginnastica: bisogna fare tutto con buon senso. Sono particolarmente indicate le lunghe passeggiate, gli esercizi ginnastici (piegamenti, flessioni): il risultato è un rinforzamento dell'attività del sistema cardiovascolare in generale e una riduzione dei grassi, specialmente trigliceridi, accresciuti dalla nicotina;
- filtro: l'uso di un buon filtro è indubbiamente utile per diminuire il passaggio di catrame e nicotina. In genere, si deve tenere presente l'importanza di non fumare tutta la sigaretta: se non ha il filtro, buttatela via quando è arrivata alla lunghezza di due centimetri e mezzo; se ha il filtro, non fumatela fino in fondo.

Il caffè - Per quanto riguarda il caffè, abbiamo anche in questo caso una precisa azione farmacologica. Infatti, una tazza media di caffè contiene circa 100-150 milligrammi di caffeina, analoga, cioè, a quella che si usa per scopi terapeutici.
Bisogna però ricordare una cosa che, generalmente, le persone ignorano: anche il tè e, seppure in misura notevolmente ridotta, il cioccolato, contengono caffeina. Nelle foglie di tè la caffeina è presente in quantità maggiore che negli stessi semi di caffè, tuttavia il contenuto finale in caffeina delle due bevande, per i diversi modi di preparazione, è all'incirca uguale.

I disturbi provocati dal caffé - Il caffè (e quindi la caffeina) svolgono un'azione piuttosto eccitante, soprattutto a livello del sistema nervoso centrale: di conseguenza un abuso di caffè o di tè provoca insonnia, nervosismo eccessivo, talvolta persino comparsa di tremito; le condizioni psicologiche possono anche modificarsi con la comparsa di una tendenza alla litigiosità. A livello del sistema cardiovascolare la caffeina accelera il ritmo cardiaco: in soggetti particolarmente sensibili possono manifestarsi tachicardia (accelerazione eccessiva della frequenza cardiaca) ed extrasistoli (cioè, comparsa di una contrazione cardiaca al di fuori di quelle che si verificano normalmente). Il caffè deve essere sospeso in tutti i soggetti che soffrono di un'ulcera peptica: anche il caffè decaffeinato può provocare disturbi in questo tipo di pazienti. Se proprio non ne possono fare a meno dovranno bere il caffè diluito con crema di latte o durante il pasto. Nei pazienti con ipertensione, specie se associata a cefalea (mal di testa), il caffè può essere consumato, ma soltanto in misura ridotta e rigorosamente controllata. Ugualmente controllato (meglio se abolito) deve essere il consumo del caffè nei sofferenti di gotta. Indubbiamente esiste per il caffè, così come per la nicotina, una forma di dipendenza per cui la loro sospensione può associarsi a vari disturbi, particolarmente alla comparsa di una "cefalea da astinenza da caffeina" che passa soltanto ricorrendo alla somministrazione di caffeina, oppure riprendendo l'uso del caffè.

Alcuni lati positivi del caffè - Comunque, in una giusta valutazione dell'attività della caffeina (e quindi dell'uso del caffè) bisogna tenere presenti anche i lati positivi di un suo consumo. La caffeina agisce con notevole efficacia a livello del sistema nervoso centrale dove permette una migliore attività mentale (più rapido flusso di pensieri, migliori associazioni mentali, sforzi intellettuali più prolungati, maggiore capacità di concentrazione). Sul sistema cardiovascolare, la caffeina esercita un'azione notevole con accresciute possibilità di irrorazione dei vari tessuti; a livello renale la caffeina esercita un'azione diuretica piuttosto marcata, anche se transitoria. Ugualmente l'azione di questo alcaloide sulla muscolatura liscia provoca un'azione positiva nel caso di taluni disturbi respiratori mentre consente di tollerare meglio la fatica per il suo effetto diretto sui muscoli scheletrici. In conclusione, diversamente dalla sigaretta (sempre negativa dal punto di vista fisiologico), la tazzina di caffè presenta anche diversi aspetti positivi. Quindi, negli adulti, il suo uso deve attentamente considerare le varie reazioni individuali. Sempre negativo, invece, l'uso di cafiè per i bambini, molto più sensibili degli adulti all'azione della caffeina e quindi estremamente eccitati da dosi bassissime.




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